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Frasi di Camilleri: 169 citazioni, pensieri e immagini del grande scrittore

Frasi di Camilleri,il noto scrittore italiano

Andrea Camilleri è un noto scrittore ma non solo. Nel corso della sua carriera l’autore ha svolto anche il lavoro di regista e  docente, ed è conosciuto in Italia soprattutto grazie al Commissario Montalbano. Infatti proprio tramite le storie di quest’ultimo, è divenuto noto al grande pubblico con l’arrivo in Rai della famosa serie TV, alla fine degli anni Novanta. Per questo suo grande successo, ma soprattutto per l’importanza del suo operato artistico in Italia, vi proponiamo una serie di frasi celebri di Camilleri, estratti delle sue opere, parole pronunciate in varie occasioni da cui trarre certamente ispirazione.

Citazioni di Camilleri: le sue parole più belle

Sarebbe certamente riduttivo ricordare Andrea Camilleri solo per il Commissario Montalbano. Le sue opere infatti superano il centinaio e sono state tradotte in più di 120 lingue e dunque veicolate in tutto il mondo. Le copie vendute dei suoi libri sono più di 10 milioni. Dunque vediamo, per Andrea Camilleri, frasi che rappresentano la sua letteratura, il suo pensiero riguardo a diversi argomenti di interesse comune.

L’aspetto che più mi piace della felicità è che è duplicabile, se riesci a rinnovare dentro di te la memoria di un momento felice, quell’evento ha ancora un’eco di felicità.

Io sono stato povero e ho conosciuto il successo in tarda età. Tutto è arrivato tardi nella mia vita, e questa è una fortuna: mi sento come di aver vinto alla Sisal. Il successo fa venire in prima linea l’imbecillità. Se avessi ottenuto da giovane quel che ho oggi, non so come sarebbe finita. Non conosco il mio livello di imbecillità.

La vita dei vecchi come me a un certo momento consiste in un elenco: quello dei morti. Che a poco a poco diventano tanti che ti pare di essere rimasto solo in un deserto.

La percezione del tempo, soprattutto in certe situazioni di forte emotività, subisce delle notevoli alterazioni, ore trascorrono in un lampo e pochi minuti durano un’eternità.

Non voglio morire male, non voglio avere il pessimismo, voglio morire con la speranza che i miei figli, i miei nipoti e i miei pronipoti vivano in un mondo di pace. Bisogna che i giovani si ribellino. Non disilludetemi.

In gioventù percepisci il tempo come un’entità astratta, nella maturità acquisti la nozione di un tempo in qualche modo collegato concretamente al tuo esistere, nella vecchiaia… Nella vecchiaia raggiungi la consapevolezza che il tempo è un flusso continuo che scorre al di fuori di te.

La speculazione era qualcosa che atteneva al solo pensare. Poi la parola ha mutato di segno, acquistando la valenza inversa. Oggi esistono la speculazione edilizia, la speculazione finanziaria, la speculazione dei mercati. Una volta la speculazione creava un sistema filosofico valido per tutta l’umanità, oggi arricchisce qualche speculatore privo di scrupoli.

Scrivo perché non so fare altro. Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti. Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato. Scrivo perché mi piace raccontarmi storie. Scrivo perché mi piace raccontare storie. Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra. Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto.

Che cosa straordinaria possono essere i libri. Ti fanno vedere posti in cui agli uomini succedono cose meravigliose. Allora la testa ti parte per un altro verso, gli occhi scoprono prospettive fino a quel momento inedite. E cominci a farti parecchie domande.

Mentre il rigore morale e l’onestà non sono contagiosi, l’assenza di etica e la corruzione lo sono, e possono moltiplicarsi esponenzialmente con straordinaria velocità.

Quella era l’amicizia siciliana, la vera, che si basa sul non detto, sull’intuìto: uno a un amico non ha bisogno di domandare, è l’altro che autonomamente capisce e agisce di conseguenza.

La felicità per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole… Io la felicità l’ho trovata sempre nelle cose terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani, non nella letteratura.

Montalbano è sopravvissuto alla mia volontà di estinguerlo in virtù del suo successo, e spesso anzi mi ha intralciato su altri progetti. Spuntava e mi tentava: “lascia perdere e dedicati a me…”

Gli italiani stanno iniziando a capire Berlusconi, ma non l’hanno ancora capito completamente. La questione è più complessa. Anche la vicenda del regime mediatico non l’hanno ancora compresa a fondo. Il punto è che il bicchiere è mezzo pieno, e debbono berlo tutto questo amaro calice. Solo allora capiranno completamente, ed il vaccino potrà funzionare.

Moravia amava marcare con Leonardo Sciascia la differenza tra un siciliano e un milanese: un milanese tende a rendere essenziali anche le cose più complesse; un siciliano, diceva Moravia a Sciascia, rende complicate anche le cose più semplici.

Ogni tanto di notte quando passa il tram, le ossa vibrano leggermente e a quel suono gli si rizzano i capelli sintetici, teme che le ante dell’armadio si aprano e che forme non di fantasmi, ma di giudici in toga balzino fuori agitando come nacchere scintillanti manette.

La critica letteraria, o parte di essa, predilige le classificazioni schematiche, dentro le quali si addormenta. Allora Camilleri è stato classificato come scrittore di gialli. Tutto deve rientrare in questo schemino.

Hanno fatto bene in tv, ad utilizzare un dialetto più superficiale, meno caratterizzato, meno colorito, ma comprensibile. La tv deve comunicare con ampio pubblico, è giusto che sia così. Del resto anche i libri, con le dovute differenze tecniche, dovrebbero essere scritti per essere letti, non per una ristretta aristocrazia intellettuale.

All’interno di un ordine costituito colui che fa cultura è sempre imprevedibile, può risultare pericoloso. La nostra società è stata per sempre ferma, una società dove, come dice il Principe di Salina nel Gattopardo, “deve cambiare tutto per non cambiare niente”. Solo negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, ma veramente, senza avere l’aria del cambiamento.

Questo eroe contemporaneo che è l’uomo conosce la vittoria e la sconfitta. Lui ha vinto sul comunismo. È stato sconfitto dal proliferare delle guerre. Ciò però non lo ha smosso di un millimetro su quella che era la sua opinione. E la sua sconfitta, in questo caso specifico, è stata la sconfitta di moltissimi uomini nel mondo.

Una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parole.

Gustare un piatto fatto come Dio comanda è uno dei piaceri solitari più raffinati che l’omo possa godere, da non spartirsi con nessuno, manco con la pirsona alla quale vuoi più bene.

Giovanni Paolo II è stato un uomo che ha capito l’importanza dei media. Su questa strada ha potuto rendere palese a tutto il mondo quello che faceva per il mondo. E sempre su questa strada non ha reso palese la sua politica di mantenimento dello status quo. Ha detto delle cose. Ma non ha insistito: come se volesse ribadirle una volta sola. I cattolici osservanti lui non aveva da convincerli sull’ortodossia, semmai aveva da convincere i non cattolici e gli stessi cattolici su altre questioni che gli stavano a cuore.

Le mie opere sono uova fresche di giornata e i miei cassetti sono pieni di cose che riguardano i miei nipoti. Dirò di più. Mi disfo di tutto quanto ha a che fare con un libro non appena l’ho pubblicato. Distruggo le prove del reato, insomma.

Al mercato mia moglie ha più volte ascoltato questa frase: “Vedi quella, è la signora Camilleri, la moglie di Montalbano!”

La vera differenza tra un uomo e un altro uomo risiede nelle loro teste, nei loro pensieri, e non nelle insegne, nelle bandiere, nelle divise, nelle rotelle di panno. (Andrea Camilleri)

La lettura dei processi storici, priva di un supporto interpretativo, è inconsistente. La storia senza una chiave di lettura sarebbe una successione incomprensibile dei fatti. Ritengo che l’importanza della lettura marxista della storia sia essenziale per spiegare la struttura e la dinamica delle classi sociali.

La letteratura è uno strumento critico che può aiutare a svelare le verità, a smascherarle. La fantasia narrativa può aiutare a riflettere e capire la realtà che ci circonda.

Potremmo dire che fu una solenne minchiata. Una atroce minchiata. Il fascismo sarebbe stato grottesco, se non fosse stato tragico. Se non avesse comportato la morte di tanti innocenti, ricordo Matteotti e Gramsci solo per fare qualche esempio, il fascismo sarebbe stata solo una buffonata. Purtroppo invece è stato un evento tragico.

Insomma ci sono uomini di qualità che, messi in certi posti, risultano inadatti proprio per le loro qualità all’occhi di gente che qualità non ne ha, ma in compenso fa politica.

Arriva un momento nel quale t’adduni, t’accorgi che la tua vita è cangiata. Fatti impercettibili si sono accumulati fino a determinare la svolta. O magari fatti ben visibili, di cui però non hai calcolato la portata, le conseguenze.

Il pubblico televisivo è più ampio, eterogeneo. Anzi sono convinto, che non vi sia esatta corresponsione, nemmeno fra quelli che leggono i libri e guardano Mantalbano in tv. Vi sono molti telespettatori che si divertono a vedere un programma, ben fatto, che riproduce con brevi immagini il senso autentico del testo.

Il commissario invece era di Catania, di nome faceva Salvo Montalbano, e quando voleva capire una cosa, la capiva.

Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano.

Alla nascita ti danno il ticket in cui è compreso tutto: la malattia, la giovinezza, la maturità e anche la vecchiaia e la morte. Non puoi rifiutarti di morire perché è compreso nel biglietto. O l’accetti serenamente e te ne fai una ragione o sei un povero coglione!

A eleggere il libro col quale avrebbe passato la notte condividendo il letto e gli ultimi pinsèri era macari capace di perderci un’orata.

È stato il Papa veramente di tutti. E per esserlo non si è mai risparmiato fisicamente. Basta vedere la quantità enorme di viaggi che ha compiuto. Voleva conoscere in prima persona la gente, i luoghi, i problemi della gente e i problemi del mondo.

Alla base di ogni scrittura c’è un paziente, scrupoloso, estenuante lavoro di rifinitura, di correzione, di messa a fuoco, di puntualizzazione, di calibratura che costituisce la qualità e la forza del buon artigiano.

Se mentre mangi con gusto non hai allato a tia una pirsona che mangia con pari gusto allora il piaciri del mangiare è come offuscato, diminuito.

Mi hanno domandato come abbia fatto a essere comunista appena diciassettenne e ancora col fascismo al potere. La domanda era però incompleta, perché prima ancora di chiedermi come avevo fatto a essere, avrebbero dovuto domandarmi come avevo fatto a non essere.

Non capisco perché nel linguaggio dei politici e dei governanti con “grandi opere pubbliche” si intenda solo ed esclusivamente la costruzione di ponti, gallerie, autostrade. Che spesso e volentieri, sia detto tra parentesi, si rivelano essere né impellenti né necessarie, ma sicura fonte d’illeciti guadagni. Mi chiedo: mettere mano a Pompei, che se ne cade letteralmente a pezzi, non sarebbe una grande opera pubblica? E non lo sarebbe anche una vera riforma universitaria che adeguasse i nostri atenei alle richieste di lavoro del mondo d’oggi, dotandoli di attrezzati laboratori di ricerca? E come definire altrimenti la ristrutturazione e l’attenta manutenzione dei nostri archivi storici che sempre più s’approssimano allo sfacelo?

Non tendo ad una verità assoluta, dogmatica. Credo a verità relative. Ma quando anche la verità relativa viene stravolta ti domandi a cosa devi credere.

Ho lavorato per trent’anni in Rai. È un’azienda misteriosa dalla quale non riesci mai a liberarti. Vedere in difficoltà l’azienda dove hai lavorato per tanti anni, ti addolora e ti fa rabbia.

Noi oggi vediamo tanti uomini che hanno responsabilità mondiali, mancare assai spesso ai loro impegni. Questo Papa ha fatto impallidire l’immagine di questi uomini.

Lui ha accelerato […] il corso della storia. E del comunismo, che resta un fenomeno storico senza precedenti, è stato veramente un degno e fiero avversario. Un avversario vittorioso.

Non si costruisce nulla con l’uso delle armi. Questa stessa frase potrebbe essere usata da qualsiasi popolo oppressore contro quelli che difendono la loro libertà.

A me, che non sono nobile, fa piacere appartenere proprio al Circolo dei nobili, mentre al contrario, di fare parte di un qualsiasi circolo Garibaldi non mi fotte un’amata minchia.

Berlusconi è un Don Chisciotte che riesce a convincere gli altri che non sta combattendo contro i mulini a vento. Ha un po’ troppe ossessioni: il comunismo, la magistratura… Ristabilire alcune verità, ed avere un maggior equilibrio nell’analisi delle vicende, farebbe bene a tutti.

Un revisionismo storico che sia un sano revisionismo, è ammesso, è giusto, è doveroso. Tu non puoi sentire sui fatti della storia una sola voce. Ne devi sentire anche altre.

Se Bin Laden verrà catturato, vi è il timore che altri prendano il suo posto, come per diritto ereditario. Perché rimane il substrato, rimangono le condizioni che permettono al terrorismo di attecchire.

La felicità per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole… Io la felicità l’ho trovata sempre nelle cose terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani, non nella letteratura. (Andrea Camilleri)

Credo che il comunismo, nei termini in cui lo abbiamo letto, anche perché noi italiani ne siamo stati felicemente fuori pur essendo molti di noi comunisti, era destinato a una implosione. Come quando si vedono crollare su se stessi i grattacieli americani precedentemente minati.

Pareva, ma non era così. Sa, in politica sono tutti come cani. Appena sanno che non puoi difenderti, ti azzannano. Sembra che a Londra gli abbiano messo due bypass, è stata, dicono, una cosa difficile.

Il ciriveddro è ‘na gran camurria di machina che non sulo non s’arresta mai, ma t’obbliga a pinsari a quello che voli lui.

Noi non mettiamo in discussione l’accoglienza. Abbiamo dimostrato di saperlo fare meglio degli altri. Per secoli siamo stati terra di passaggio e di scambio. Il problema è che sono troppi. E noi non siamo in grado di gestire queste masse di disperati.

L’omo, va a sapiri pirchì, si fa pirsuaso istintivamenti che ogni cangiamento comporti un certo movimento, ‘nveci i cangiamenti veri succedono ammucciati sutta all’apparenza dell’immobilità.

La rivoluzione la intendo come una forza propulsiva, come il convergere di alcune situazioni storiche che determinano l’esplosione di tutte le valvole di sicurezza. La rivoluzione è un avvenimento che cambia il mondo.

Può un vero cristiano amare il capitalismo? Perché se è vero che da un lato è stato possibile quantificare le vittime del comunismo, le vittime del capitalismo, invece non vengono quantificate da nessuno.

La scarsa levatura di un uomo politico talvolta la si cerca di compensare con la frase: «però è una persona onesta». A me sembrano parole prive di senso. Mi suonano come se si dicesse che un tale è un mediocre, però in compenso ha due braccia e due gambe. L’onestà dovrebbe essere la conditio sine qua non dell’uomo politico.

Il romanzo con la erre maiuscola […] lavora, lentamente, nella memoria del lettore. Se leggi Il Gattopardo non lo scordi più, come se leggi, da adulto però, I Promessi sposi.

Abbisognava portari pacienza con ’sta genti che usava parlari a cuda di porco, ’ntorciuniata, mai ’n forma esplicita.

La vera differenza tra un uomo e un altro uomo risiede nelle loro teste, nei loro pensieri, e non nelle insegne, nelle bandiere, nelle divise, nelle rotelle di panno.

L’italiani non amano sintiri le voci libbire, le virità disturbano il loro ciriveddro in sonnolenza perenni, preferiscino le voci che non gli danno problemi, che li rassicurano sulla loro appartinenza al gregge.

Da ragazzi eravamo fascisti e credevamo che quella fosse l’unica possibilità politica. Per me tutto cambiò il giorno in cui partecipai, a Firenze, a un grande raduno della gioventù internazionale nazifascista. Parlò Baldur von Schirach e delineò l’Europa del futuro in caso loro avessero vinto la guerra, cosa di cui erano certi. Io mi vidi all’improvviso dentro un casermone grigio, tutti in divisa, con un unico libro da leggere, il Mein Kampf di Hitler. Provai una sensazione di terrore.

Forse, senza saperlo, stiamo combattendo la prima guerra globale degli anni duemila. Una guerra che non usa più armi, che non bombarda né fa esplodere atomiche, che non provoca morte ma produce fame, disoccupazione, scontro sociale, impoverimento, insomma riduce sul lastrico i perdenti.

I tri quarti di quelli che accattano i giornali, si leggino sulo i titoli che spisso, e questa è ’na bella usanza tutta taliàna, dicino ’na cosa opposta a quello che dici l’articolo.

In tutti i miei romanzi il piano dell’indagine coincide con il piano della ricerca della verità, sociale, filosofica, o direi più semplicemente “umana”. Vi è l’uomo che si confronta con se stesso, o cerca se stesso.

Le televisioni, che fino ad un certo momento sono state fabbriche del consenso, oggi hanno fatto un salto in avanti e sono diventate fabbriche del credere. Del credere in che cosa? In una fede di comodo.

Confesso, con Neruda, che ho vissuto. Ma mi corre l’obbligo di confessare anche che, alla mia veneranda età, molte delle cose per le quali ho vissuto mi appaiono come fatte da una persona che aveva il mio nome, le mie fattezze, ma che sostanzialmente non ero io.

Era l’insonnia della vecchiaia, quella che notte dopo notte ti condanna a stare vigliante, a letto o in poltrona, a ripassarti la tua vita minuto per minuto, a ripatirla sgranandola come i grani di un rosario.

Lo scirocco è uno dei momenti più belli che possano essere concessi all’uomo, in quanto l’incapacità di movimento in quei giorni ti porta a stare immobile a contemplare una pietra per tre ore, prima che arrivi un venticello. Lo scirocco ti dà questa possibilità di contemplazione, di ragionare sopra alle cose.

Nisciuna pausa può essere concessa in questa sempre più delirante corsa che si nutre di verbi all’infinito: nascere, mangiare, studiare, scopare, produrre, zappingare, accattare, vendere, cacare e morire.

Bisogna guardare la tv portandosi appresso un paracqua ideale che permetta al nostro cervello di restare asciutto e lucido, di non inzupparsi di tutte le informazioni distorte, contraffatte, alterate, finalizzate che ci vengono propinate.

Credere che la giovane età di un uomo politico sia già di per sé portatrice d’idee innovative a me pare, sinceramente, un’avventatezza. Tra l’altro, il fascismo privilegiava i giovani e si è visto il bel risultato. Le idee veramente nuove possono venire tanto dai giovani quanto dalle persone anziane.

Una volta un raccomandato veniva considerato per quello che veramente era, e cioè un tale che, non riuscendo a farcela con le proprie forze, pregava un santo in paradiso di dargli una spintarella. Oggi invece l’essere raccomandati è come uno status symbol e il raccomandato si affretta a farlo sapere in giro.


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Aforismi di Camilleri: frasi brevi e significative

Abbiamo visto una prima carrellata di frasi di Camilleri, citazioni celebri che in molti già conosceranno. Il suo operato ha portato a vari riconoscimenti. Tra questi citiamo la medaglia di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, consegnata da Carlo Azeglio Ciampi il presidente della Repubblica, nel 2003. Addirittura nel 2017 è stato dedicato un asteroide a questo grande scrittore. Vediamo di seguito altre citazioni di Andrea Camilleri, frasi corte e aforismi da ricordare.

L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà.

Adoro chi osa, odio chi usa.

Le parole? Le parole cose d’aria, sono.

La felicità è un istante, l’accensione di un fiammifero che in quei pochi secondi di luce ti permette però di vedere a lungo.

L’umanità un immenso formicaio e se vuoi conoscerla davvero devi trasformarti in formica e viverci dentro.

È il pensiero della morte che aiuta a vivere.

Non vedo, ma sogno.

La perdita della solidarietà dell’uomo con l’uomo è gravissima, sta cambiando il nostro dna e non so spiegarmene le ragioni.

Uno scrittore di livello restava tale anche quando scriveva romanzi gialli.

Trovo la morte disdicevole, citando una celebre battuta. Ma l’aspetto con serenità.

Mettiamola così: il tempo è una giostra sempre in funzione. Tu sali su un cavalluccio o un’automobilina, fai un bel po’ di giri, poi, con le buone o con le cattive, ti fanno scendere.

Il narratore crea una terra dove poter far stare i suoi personaggi.

C’è un piccolo problema: le parole che per me sono importanti, credo che comincino ad essere assai meno importanti per troppe persone. Per esempio lealtà, onore, dignità.

Non bisogna mai avere paura dell’altro perché tu rispetto all’altro sei l’altro.

Una poesia, la sua, tutta di ombre, dove difficilmente raggia la luce.

Prendere le ferie nel mese d’agosto mi è sempre parsa una decisione sbagliata.

Le bombe non risolvono la questione, se non si eliminano le radici dalle quali scaturisce il terrorismo.

La notte cambia odore ogni ora che passa.

L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà.

L’uomo politico difficilmente si accorge di aver esaurito il suo corso e rimane attaccato al posto di potere come la patella allo scoglio.

Mangiarono parlando di mangiare, come sempre succede.

Commissario, lei u sapi megliu di mia, se uno non trova ventu a favuri, nun naviga.

Il tiranno viene quasi eletto dalla volontà di servitù del popolo.

È un gioco tinto, quello dei ricordi, nel quale finisci sempre col perdere.

Alla libertà dell’uomo libero sempre più viene preferita la servitù del cortigiano.

È un gioco tinto, quello dei ricordi, nel quale finisci sempre col perdere. (Andrea Camilleri)

La massima fortuna che un omo può aviri nella vita è quella di non arrivare mai a un punto di disperazione dal quale non puoi tornare narrè.

Ogni parola che viene detta vibra in un modo suo particolare. Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre.

I pinseri sunno i peggiori nimici della panza e, rispetto parlanno, della minchia.

Credo che andare in vacanza quando ci vanno tutti sia di una cafoneria imperdonabile.

Na copia priva di ’ntuizioni e di idee, ’ncapaci di fari connessioni e deduzioni spiricolate, senza slancio, senza passioni, senza vitalità.

Fatevi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà.

Il rinnovamento avverrà quando qualcuno avrà finalmente il coraggio di dire che in politica non tutto è possibile.

Due cose mi dispiace non vedere: i colori e mia nipote che cresce.

Un autentico cretino, difficile a trovarsi in questi tempi in cui i cretini si camuffano da intelligenti.

Il prossimo diluvio universale non sarà fatto d’acqua, ma di tutti i nostri rifiuti accumulati nei secoli. Moriremo assufficati dalla nostra stissa merda.

I soldi mi hanno tolto l’ansia di offrire una sicurezza alla mia famiglia, questo mi basta.

Che paìsi era quello indove un ministro che era stato ’n carrica ’na vota aviva ditto che con la mafia bisognava convivere?

L’affidarsi alla memoria, è la volontà dell’uomo di non scomparire. E quando la conoscenza si arresta, subentrano i sensi, che alimentano la fantasia.

Il giallo funziona, ed è vera letteratura. In televisione la tecnica del giallo, se ben riprodotta, può dare ottimi risultati.

La cultura è sempre ragionata inclusione, mai partigiana esclusione.

Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre.

La percezione del tempo, soprattutto in certe situazioni di forte emotività, subisce delle notevoli alterazioni, ore trascorrono in un lampo e pochi minuti durano un’eternità.

T’arridduci a desiderare la morti perché è un vuoto assoluto, un niente, liberati dalla dannazione, dalla persecuzione della memoria.

Possibile che logica, buon senso, sincerità non abbiano più corso legale in Italia?

Come fa uno a farisi capace che il tempo passa, e lo cangia, se tutti i jorni e tutte le notti non fa altro che ripetiri squasi meccanicamenti gli stissi gesti e diri le stisse paroli?

È comprovato che gli imbroglioni più grandi sono e più riescono simpatici a tutti.

Distino dell’intelligenti era d’essiri mangiati sempri e comunqui dai cretini cchiù furbi.

Non basta leggere, bisognerebbe anche capire. Ma capire è un lusso che non tutti possono permettersi.

Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.


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Camilleri: frasi sul mare e sulla Sicilia bellissime

Tra le tante frasi di Andrea Camilleri, degne di nota sono certamente quelle sul mare e sulla Sicilia, terra di cui ha spesso parlato nelle sue opere. Non mancano frasi che fanno riflettere sui siciliani e sulla situazione complicata di questa meravigliosa isola. Ecco quindi le frasi che Andrea Camilleri ha dedicato alla sua terra e ai suoi compaesani.

La risacca non sulo non distrubbava i pinseri, ma li faciva nasciri e li cullava.

La sicilitudine è il lamento che il siciliano fa di sé.

Non mi piace la parola sicilitudine, preferisco la sicilianità espressa dagli uomini, la prismatica composizione del siciliano.

Qui e lì si vedevano spuntare come funghi le teste degli ombrelloni. Che non erano di stoffa, ma di foglie di palma intrecciate. Era la moda dei lidi come Riccione, Rimini o anche Ostia quella di dare un tocco esotico alla spiaggia per cercare di far dimenticare lo squallore di un mare sporco, inutile e tetro come un cielo di novembre.

Il bello della Sicilia è la scoperta quotidiana di siciliani sempre diversi.

Il profilo della parte più alta della collina di marna candida s’incideva contro l’azzurro del cielo terso, senza una nuvola, ed era incoronato da siepi di un verde intenso. Nella parte più bassa, la punta formata dagli ultimi gradoni che sprofondavano nel blu chiaro del mare, pigliata in pieno dal sole, si tingeva, sbrilluccicando, di sfumature che tiravano al rosa carrico.

Meglio piccamora non pinsaricci, meglio starsene a taliare il mari che, a Vigàta o a Boccadasse, sempre mari è.

I siciliani vivono male la loro condizione di essere siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente.

Giornalista: “Cosa Le manca della Sicilia?”
Andrea Camilleri: “U scrusciu du mari”.

La piazza della banca era nella parte più antica di Ostia. Quella dove qualche villino liberty aveva retto l’attacco dei geometri del dopoguerra. Che però avevano vinto la battaglia già due strade più indietro, trasformando un vecchio posto di villeggiatura in un orrendo quartiere dormitorio di periferia. Lì dentro, fra i sette piani delle costruzioni, i negozi e le macchine parcheggiate, l’aria di mare spariva come acqua sulla sabbia.

Agrigento mi fa pensare al fascismo, Girgenti a Pirandello.

Rispetto alla natura, la gente è ancor più complessa e variegata. Il bello della Sicilia è la scoperta quotidiana di siciliani sempre diversi. Chiudere il siciliano in un ruolo di tanghero scostante è un errore grosso. Certo che esiste un siciliano di questo tipo ma c’è anche il sangue di tredici dominazioni.

Dai finestrini aperti dell’auto gli arrivavano gli odori di una notte di mezzo maggio, ventate di gelsomino dai giardinetti delle ville alla sua destra, folate di salmastro dal mare a sinistra.

Non ho mai rappresentato in negativo la Sicilia. I giornali tedeschi, francesi, inglesi, hanno scritto che Camilleri evita i luoghi comuni, descrive una Sicilia diversa da quella della Piovra, non utilizza vecchi e triti stereotipi. Non capisco perché in Italia vi siano alcuni autorevoli commentatori che scrivono il contrario. Siccome ho rispetto culturale per alcuni di questi opinionisti, li invito a leggere con più attenzione i miei libri.

Penso al paradiso: il paesaggio rasenterebbe la sicilianità visiva, che pace! Montalbano me lo immagino disoccupato, circondato da un placido volteggiare di anatre. E una tazzina di caffè fumante.

C’è chi dice che adopero il siciliano come l’uva passa: ne lascerei cadere qualche chicco su una struttura italiana. Non è così. La cosa è più complessa. Io utilizzo le parole che mi offre la realtà per descriverla in profondità. Non potrei mai ambientare un mio libro in una città che non conosco.

Morirò prima di Montalbano nonostante lui morì prima di me. La mia morte segnerà la fine di Montalbano e, nonostante tutto, Montalbano sopravviverà senza di me. Montalbano vivrà nei miei romanzi così come io vivrò nei suoi pensieri. Sicilia, chistu è ‘u mio lascito alla mia bedda terra.

Io ho assistito a una strage mafiosa, per un pelo sono salvo. E mi sono salvato perché sono rimasto al bancone del bar della sparatoria invece di avvicinarmi a colui che mi aveva invitato al tavolo e venne crivellato di colpi. Era un capo mafioso e io non lo sapevo! La borghesia col suo silenzio è stata complice: ha fatto sempre finta di non sapere.

Colui che una volta scriveva poesia, racconti, romanzi, nella Sicilia della mia giovinezza era un perditempo o un pazzo “pirinnello” cioè “un Pirandello”, che perdeva tempo in cose campate in aria, inutili. Credo che cinquant’anni siano serviti a far capire che la cultura a qualche cosa serve. Cioè chi fa cultura oggi può non sentirsi una cimice che succhia il sangue di quelli che lavorano, quindi questo nuovo atteggiamento ha aperto alcuni orizzonti a nuove case editrici, a scrittori, a saggisti. Il problema è che siano letti e a questo ancora non ci siamo arrivati. La nostra regione ha uno dei tassi di lettura più bassi d’Italia, che è già tra i livelli più bassi d’Europa.

Montalbano dice di amare quel che resta della Sicilia ancora selvaggia: avara di verde, con le casuzze a dado poste su sbalanchi in equilibrio improbabile, e questo piace anche a me ma credo che sia piuttosto un gioco della memoria.

Leggere le pagine dei quotidiani siciliani è, purtroppo spesso, assai più appassionante di un romanzo giallo.

Montalbano è meteoropatico, come molti siciliani. Le stagioni oggi hanno perso la strada, una volta erano gente d’onore, si presentavano in modo appropriato. Non c’erano inverni caldi, ma moderati.

Era tradizioni ’n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ’na quistioni di corna.


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Andrea Camilleri: frasi d’amore e sulle donne

Ovviamente nei libri non possono mancare parole d’amore, ma anche in riferimento all’importanza delle donne. Abbiamo selezionato per Camilleri frasi celebri su questo sentimento, e sul mondo femminile, temi che ha certamente trattato più volte e da cui trarre insegnamento. Magari tra le tante frasi dolci troverai quella che riflette la tua idea sull’amore, da dedicare alla tua dolce metà o da condividere sui social.

Non t’illudere: ora che ti ho preso, non ti lascio scappare.

Ogni singola storia d’amore, vissuta o inventata, riesce a essere unica e diversa e irripetibile rispetto ai miliardi di altre storie già accadute, che accadono, che accadranno. Insomma, l’amore non s’impara né teoricamente né andando a bottega da altri. S’impara amando, vale a dire perdendosi.

Stare un minuto, un solo minuto, lontano da te, mi costa molto e starci una giornata intera ha per me un prezzo altissimo.

Elena è stata, semplicemente, tutte le donne che gli uomini nel corso dei secoli hanno di volta in volta amato e odiato. Una e centomila. Mai “nessuna”.

Gli pigliò la mano per salutarlo. Non s’aspettava il modo in cui lei gliela strinse: fu come se gli avesse arravugliato attorno alle dita non la sola mano ma il suo corpo intero e come la mano dell’uomo, diventata un’altra cosa, fosse entrata nel dentro più dentro di lei, fino alla sua noce di fìmmina.

L’esempio assoluto del meglio della donna siciliana: riservata, tenace, determinata, convinta delle proprie idee e pronta a battagliare per esse, e nello stesso tempo dolcissima, generosa, comprensiva, sensibilissima.

Gli innamorati non perdono tempo a scrivere “ti voglio bene”, mandano una sigla, tvb. E se si vuole far partecipi gli amici di un dolore o di una gioia, basta inviare loro il disegnino che mostra un faccino triste o sorridente. L’omologazione assoluta. Spero che i poeti, gli scrittori, gli artisti, gli scienziati continuino a scrivere lunghe lettere agli amici, ai colleghi, alle loro donne. Altrimenti i nostri posteri non capiranno nulla dei nostri sentimenti, di com’eravamo.

Quella pacata ma sovrumana determinazione di cui solo certe donne sono a volte capaci.

Dentro, nel profondo di te. Intuisco in te come un continuo scontro contraddittorio che riesci a nascondere assai bene. Dentro di te c’è un vero e proprio labirinto, Arianna, pieno d’angoli oscuri, di viottoli ciechi, d’abissi e di caverne.

Mi ha dato invece l’impressione che la signora, in questo suo continuo darsi, volesse… è difficile spiegarmi… volesse perdersi…


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Frasi di Andrea Camilleri: le immagini da condividere

Infine abbiamo raccolto alcune frasi bellissime di Camilleri in immagini che si possono condividere in modo molto semplice sui social o tramite Whatsapp. Si tratta di pensieri su argomenti sparsi, frasi che colpiscono, ognuna ricca di significato. Non vi resta perciò che scegliere le citazioni che più vi piacciono.

In gioventù percepisci il tempo come un’entità astratta, nella maturità acquisti la nozione di un tempo in qualche modo collegato concretamente al tuo esistere, nella vecchiaia… Nella vecchiaia raggiungi la consapevolezza che il tempo è un flusso continuo che scorre al di fuori di te. (Andrea Camilleri)
L’aspetto che più mi piace della felicità è che è duplicabile, se riesci a rinnovare dentro di te la memoria di un momento felice, quell’evento ha ancora un’eco di felicità.
Montalbano è sopravvissuto alla mia volontà di estinguerlo in virtù del suo successo, e spesso anzi mi ha intralciato su altri progetti. Spuntava e mi tentava: “lascia perdere e dedicati a me…” (Andrea Camilleri)
Fatevi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà. (Andrea Camilleri)
È comprovato che gli imbroglioni più grandi sono e più riescono simpatici a tutti. (Andrea Camilleri)
C’è un piccolo problema: le parole che per me sono importanti, credo che comincino ad essere assai meno importanti per troppe persone. Per esempio lealtà, onore, dignità. (Andrea Camilleri)
La letteratura è uno strumento critico che può aiutare a svelare le verità, a smascherarle. La fantasia narrativa può aiutare a riflettere e capire la realtà che ci circonda. (Andrea Camilleri)
Non vedo, ma sogno. (Andrea Camilleri)
La notte cambia odore ogni ora che passa. (Andrea Camilleri)
L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà. (Andrea Camilleri)
La felicità è un istante, l’accensione di un fiammifero che in quei pochi secondi di luce ti permette però di vedere a lungo. (Andrea Camilleri)

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Assunta De Rosa

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