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Emily Brontë: biografia, opere e carriera letteraria dell’autrice di Cime tempestose

Emily Jane Brontë (1818-1848) è autrice di un unico romanzo, Cime tempestose (Wuthering Heights, 1847), considerato oggi uno dei massimi capolavori della letteratura inglese.

In vita quasi sconosciuta, pubblicò sotto pseudonimo maschile e morì a trent’anni di tubercolosi, pochi mesi dopo la prima edizione del libro. La critica coeva ne stroncò la “brutalità” narrativa, ma generazioni successive di lettori e scrittori, da Virginia Woolf a Simone de Beauvoir fino a Sylvia Plath e Margaret Atwood, hanno riconosciuto nella sua opera una potenza letteraria senza precedenti nell’Inghilterra vittoriana. Questo articolo ricostruisce la biografia di Emily Brontë e analizza nel dettaglio la sua produzione poetica e narrativa.

Origini familiari e nascita a Thornton

Emily Jane Brontë nacque il 30 luglio 1818 a Thornton, nello Yorkshire, quinta dei sei figli del reverendo Patrick Brontë (1777-1861) e di Maria Branwell (1783-1821). I fratelli e le sorelle, in ordine di nascita, erano Maria (1814-1825), Elizabeth (1815-1825), Charlotte (1816-1855), Branwell (1817-1848) e Anne (1820-1849). La densità di questo elenco di date ha da sola la forza di un paradigma biografico: su sei figli, tre morirono nell’infanzia o nell’adolescenza, e tutti e quattro i sopravvissuti non arrivarono ai quarant’anni.

Il padre Patrick proveniva dall’Irlanda (la contea di Down), figlio di umili contadini. Aveva raggiunto Cambridge grazie a una borsa di studio, si era laureato in teologia al St John’s College e aveva anglicizzato il cognome di origine irlandese, probabilmente Prunty o Brunty, in Brontë, con l’aggiunta della dieresi per segnalare che la vocale finale si pronuncia. Era uomo di vasta cultura, lettore vorace, e trasmise ai figli questo orientamento intellettuale con una libertà del tutto insolita per l’epoca vittoriana: li trattava da suoi pari nelle discussioni, consentiva loro di leggere senza censure e insegnava personalmente il latino.

La madre Maria Branwell proveniva da una rispettabile famiglia di commercianti di Penzance, in Cornovaglia. Morì il 15 settembre 1821, quando Emily aveva appena tre anni, probabilmente di carcinoma uterino. La perdita della madre a un’età in cui il ricordo non si fissa stabilmente lasciò tracce profonde nell’intera famiglia: Emily e Anne, le più piccole, dichiararono in età adulta di conservarne solo immagini vaghe, legate al letto di malattia. Dopo la morte di Maria Branwell, la sorella di lei, Elizabeth Branwell, si trasferì definitivamente da Penzance a Haworth per prendersi cura dei nipoti, rimanendovi fino alla propria morte nel 1842.

Haworth e la canonica sulle brughiere dello Yorkshire

Nel gennaio 1820, pochi mesi prima della morte della moglie, Patrick Brontë era stato nominato curato perpetuo della chiesa di St Michael and All Angels a Haworth, piccolo borgo nelle brughiere dello West Riding of Yorkshire. La famiglia si trasferì dalla vicina Thornton nella canonica attigua alla chiesa, un edificio di pietra grigia affacciato sul cimitero che circonday la chiesa stessa, con le brughiere aperte sul retro.

Haworth era un villaggio industriale con una mortalità infantile molto alta, condizioni igieniche precarie e una speranza di vita media inferiore ai ventisei anni secondo le stime dell’epoca. Per i figli Brontë, però, la canonica e le brughiere circostanti divennero il centro del mondo. Emily sviluppò un legame con il paesaggio delle moors che non abbandonò mai, e che penetrò in modo determinante nella tessitura di Cime tempestose, sia come sfondo fisico sia come sistema simbolico autonomo. Il vento, la torba, le distese aperte, le stagioni violente dello Yorkshire non sono in quel romanzo mere descrizioni ambientali, ma forze con peso narrativo proprio.

Il padre aveva costruito una biblioteca di diverse centinaia di volumi, abbonamenti alle riviste Leeds Intelligencer e Blackwood’s Edinburgh Magazine, e permetteva ai figli di accedere liberamente a tutto. I bambini Brontë crebbero in un isolamento geografico e sociale che si rovesciò in una fertilità immaginativa eccezionale: avevano pochi coetanei con cui socializzare, ma avevano i libri, le brughiere e la propria capacità di inventare mondi.

La Clergy Daughters’ School di Cowan Bridge e il ritorno a casa

Nel settembre 1824, Emily fu mandata alla Clergy Daughters’ School di Cowan Bridge, nel Lancashire, dove già si trovavano le sorelle maggiori Maria, Elizabeth e Charlotte. Era la prima volta che lasciava casa, a sei anni. La scuola era destinata alle figlie dei chierici anglicani di condizione economica modesta, con rette sovvenzionate, ma le condizioni di vita erano severe: nutrizione insufficiente, freddo, discipline rigide, un regime che Charlotte avrebbe immortalato come la scuola di Lowood nel suo romanzo Jane Eyre del 1847.

Nell’inverno 1824-1825 una epidemia, probabilmente tifo, si diffuse tra le allieve. Maria ed Elizabeth Brontë contrassero la tubercolosi e furono rimpatriate a Haworth: Maria morì il 6 maggio 1825, a undici anni; Elizabeth il 15 giugno 1825, a dieci. Patrick Brontë riportò immediatamente a casa Charlotte ed Emily. La perdita delle due sorelle maggiori in poche settimane segnò in modo permanente l’intera famiglia, e secondo diversi biografi, tra cui Stevie Davies ed Edward Chitham, l’impatto fu su Emily il più profondo, orientandola verso una familiarità con la morte che attraversa tutta la sua opera poetica e narrativa.

Dopo Cowan Bridge, Emily ricevette la sua istruzione quasi interamente a casa. Il padre le insegnò il latino (una rarità per le ragazze dell’epoca) e le fornì accesso incondizionato alla biblioteca. Nel 1829 i bambini ricevettero anche lezioni di disegno da John Bradley. I pomeriggi, mentre Patrick visitava i parrocchiani, i quattro fratelli camminavano sulle brughiere, un’attività che mantenne per tutta la vita un ruolo centrale nell’equilibrio emotivo di Emily.

I mondi immaginari: da Young Men a Gondal

Nel 1826 Patrick Brontë regalò al figlio Branwell una scatola di soldatini di legno. Da quel dono nacque una tradizione di gioco narrativo collettivo che si sviluppò in produzione letteraria sistematica. I quattro bambini inventarono regni immaginari, li dotarono di geografie, storie, personaggi ricorrenti e li popolarono di avventure scritte in quaderni minuscoli, con una grafia talmente piccola da risultare quasi illeggibile a occhio nudo, come se volessero che quei testi non fossero accessibili agli adulti.

Il primo ciclo, Young Men (1826), ruotava attorno ai soldatini. Seguirono Our Fellows e Tales of Islanders. A partire dal 1831-1832, Charlotte e Branwell si concentrarono sul regno immaginario di Angria, mentre Emily e Anne, a partire dall’estate del 1832, svilupparono in parallelo il loro regno di Gondal, a quanto risulta ispirato alle isole scozzesi e alla mitologia nordica. Emily aveva quattordici anni, Anne dodici.

Il ciclo di Gondal è di importanza cruciale per comprendere la produzione letteraria di Emily. Il regno era governato da figure appassionate, simili a eroi e fuorilegge della balladistica scozzese, con guerre, tradimenti, amori assoluti e morti violente. La prosa di Gondal è andata perduta, ma le poesie gondoliane sono in parte sopravvissute: si stima che Emily abbia scritto circa duecento poesie nel corso della vita, di cui una parte significativa era originariamente legata al ciclo narrativo. Questa materia prima immaginativa anticipava temi e personaggi che sarebbero poi confluiti in Cime tempestose: le atmosfere dei moors, la passione assoluta, il conflitto tra natura e ordine civile, i protagonisti che sfidano le convenzioni sociali con una forza che li porta alla distruzione.

Emily continuò a scrivere delle storie di Gondal con Anne fino alla morte, nel 1848. Una delle ultime pagine di diario a sua firma, datata 30 luglio 1845 (il suo ventisettesimo compleanno), annotava dove erano lei e Anne nella narrativa di Gondal, come se i due piani, quello reale e quello immaginario, fossero perfettamente equivalenti.

I tentativi di istruzione formale: Roe Head e Law Hill

Nel 1835, quando Emily aveva diciassette anni, Charlotte ottenne un incarico di insegnante alla scuola di Miss Wooler a Roe Head, nel Mirfield (West Yorkshire). Emily la accompagnò come allieva. Restò tre mesi: secondo le testimonianze, soffriva di una nostalgia così intensa da compromettere la salute fisica, perdeva peso e non riusciva ad abituarsi alla separazione da Haworth. Tornò a casa e al suo posto fu mandata Anne.

Nel 1838, a vent’anni, Emily tentò una seconda uscita dal nucleo familiare, questa volta come insegnante presso la scuola femminile di Miss Patchett a Law Hill, vicino ad Halifax. Vi rimase circa sei mesi, in condizioni che definì in una lettera estenuanti (“lavoro pesante dalle sei del mattino alle undici di sera, con appena mezz’ora di ricreazione”). Lasciò dietro di sé la reputazione di essere disordinata, distratta e poco incline ai rapporti sociali, ma in quel periodo riuscì a scrivere un numero considerevole di poesie. Tornò a Haworth e non cercò più impiego regolare fuori di casa.

Questa incapacità (o rifiuto) di adattarsi alla vita in contesti esterni alla canonica è uno degli aspetti più discussi della personalità di Emily Brontë. I biografi la hanno letta alternativamente come fragilità psicologica, come introversione radicale o come una forma di autonomia consapevole. Quel che è certo è che l’unica eccezione a questo schema fu il soggiorno a Bruxelles nel 1842, reso possibile da un obiettivo familiare condiviso.

Bruxelles (1842): l’unica esperienza europea

Charlotte aveva elaborato un piano per aprire una scuola privata a Haworth e per farlo necessitava di un miglioramento nelle competenze linguistiche proprie e della sorella. Nel febbraio 1842 Emily e Charlotte partirono per Bruxelles e si iscrissero alla Pensionnat Héger, un istituto privato gestito da Monsieur Constantin Héger e da sua moglie. Le due sorelle studiavano francese, tedesco e letteratura, sostenendo i costi in parte con incarichi di insegnamento.

Héger lasciò alcune riflessioni straordinarie su Emily. Disse che aveva “uno spirito maschile” (nel senso, per l’epoca, di una mente analitica e indipendente), che possedeva una facoltà di ragionamento superiore a quella di Charlotte e che la sua forza di volontà era tale da superare qualsiasi ostacolo. Aggiunse che, se avesse potuto sviluppare le sue capacità in un ambiente stimolante, sarebbe probabilmente diventata una grande filosofa o, paradossalmente, un’avventuriera. La valutazione era al contempo un riconoscimento del talento e una conferma dell’inadeguatezza dei percorsi disponibili per una donna di quel livello intellettuale nell’Inghilterra vittoriana.

Emily rimase distante e critica nei confronti di Héger, a differenza di Charlotte che si innamorò del professore. Continuò a scrivere poesie (i cosiddetti Componimenti di Bruxelles, in francese) e a tenere i propri ritmi. In ottobre, la morte della zia Elizabeth Branwell a Haworth impose il rientro. Charlotte tornò a Bruxelles per un secondo anno; Emily non ci fu mai più.

La scoperta dei manoscritti e la pubblicazione delle poesie (1845-1846)

Nell’autunno del 1845, Charlotte scoprì casualmente un quaderno manoscritto di Emily contenente poesie. L’episodio, raccontato da Charlotte stessa, fu carico di tensioni: Emily visse la scoperta come una violazione, si infuriò, si sentì tradita nell’intimità più profonda di una scrittura che non era destinata ad alcuno sguardo esterno. Ci vollero ore per calmarla e giorni per convincerla che quei versi meritavano di essere pubblicati. Solo quando Anne rivelò di avere anch’essa una raccolta di poesie private, Emily capitolò.

Le tre sorelle trascorsero i mesi successivi a selezionare e revisionare i testi. Emily scelse prevalentemente poesie scritte nel 1844 e nel 1845, eliminando con cura tutti i riferimenti espliciti al ciclo di Gondal per renderle leggibili come liriche autonome. Adottarono pseudonimi maschili con le stesse iniziali dei nomi reali: Charlotte divenne Currer Bell, Emily divenne Ellis Bell, Anne divenne Acton Bell. La scelta non era un capriccio: sapevano che le donne autrici erano sistematicamente sottoposte a trattamento critico diverso da quello riservato agli uomini, spesso con una condiscendenza che ne minimizzava la portata intellettuale.

Il volume Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell fu pubblicato nel maggio 1846 presso Aylott and Jones, a spese delle autrici (circa cinquanta sterline in totale). Ne vennero vendute due copie nel primo anno. Eppure il libro ricevette tre recensioni, e tutte e tre segnalarono le poesie di Emily come le più significative della raccolta. La rivista The Critic notò in esse la presenza di un genio che l’età utilitaristica non avrebbe pensato potesse sopravvivere. The Athenaeum scrisse che Emily Brontë aveva cose da dire che gli uomini avrebbero apprezzato sentire, e una capacità di volo poetico che avrebbe potuto raggiungere altezze ancora non tentate. Il volume contava ventuno poesie di Emily su un corpus stimato di oltre duecento componimenti totali.

La poesia di Emily Brontë: caratteri stilistici e tematici

La produzione poetica di Emily Brontë è rimasta in gran parte inedita durante la sua vita e fu pubblicata in forma completa solo postumanente, con l’edizione critica più autorevole, The Complete Poems of Emily Jane Brontë, nel 1941. Il corpus comprende circa duecento liriche, in parte di argomento gondoliano, in parte di carattere personale e speculativo.

I temi ricorrenti includono la morte, il lutto, la solitudine, il rapporto con la natura come forza superiore e impersonale, il conflitto tra l’io interiore e il mondo esterno, la libertà dell’immaginazione rispetto alla realtà contingente. La poesia No Coward Soul Is Mine (1846) è considerata il suo testamento spirituale: afferma una fede panteistica nella vita come forza indistruttibile, superiore a qualsiasi dogma religioso formale. È significativo che Emily Dickinson, il cui legame con Brontë fu profondo, avesse scelto proprio questa poesia per la propria veglia funebre.

Remembrance (1845), originariamente un poema gondoliano, è una delle elegie più memorabili della letteratura vittoriana: il critico C. Day Lewis la definì dotata del ritmo più lento che conosca nella poesia inglese, e il più cupo. The Prisoner è una lirica in cui la voce di un’anima in cattività descrive l’avvicinarsi di una visione mistica liberatoria, a cui segue il ritorno alla dimensione carnale. La critica Juliet Barker l’ha indicata come tra le più famose e potenti della Brontë per la qualità dell’emozione e per la complessità del rapporto tra corpo, anima e trascendenza.

Lo stile poetico di Emily è caratterizzato da una metrica rigorosa (prevalgono le strofe di quattro versi a rima alternata, di derivazione ballistica) e da immagini di grande concretezza sensoriale che si caricano di significati simbolici. Le moors non sono sfondi decorativi ma correlati oggettivi di stati interiori: la loro violenza meteorologica, i loro silenzi, le loro distese senza riparo corrispondono a condizioni dell’anima che la poesia esplora senza retorica.

I critici del Novecento hanno concordemente riconosciuto la qualità della poesia di Emily come superiore a quella di Charlotte e Anne, e Virginia Woolf la ritenne persino più alta del romanzo. La raccolta postuma completa fu curata da Charlotte per la seconda edizione di Cime tempestose del 1850, che includeva diciotto poesie di Emily, con modifiche redazionali di Charlotte che i critici successivi hanno giudicato in alcuni casi discutibili rispetto ai manoscritti originali.

La composizione di Cime tempestose

La cronologia esatta della composizione di Cime tempestose (Wuthering Heights) non è ricostruibile con certezza. Si ritiene generalmente che Emily abbia lavorato al romanzo tra il 1845 e il 1846, ma alcuni elementi suggeriscono che parti della storia o dei personaggi fossero già elaborate in forma narrativa nell’ambito del ciclo di Gondal molto prima. Il professor Constantin Héger e le sedute di analisi letteraria a Bruxelles nel 1842 potrebbero aver contribuito allo sviluppo di una consapevolezza più sistematica delle tecniche narrative.

Il titolo deriva dall’aggettivo dialettale yorkshiriano “wuthering”, che indica il suono prodotto dal vento violento attraverso una struttura, e “heights” che può riferirsi sia al luogo elevato sia a una condizione di eccesso o di culmine. L’ambientazione geografica è chiaramente ispirata alle brughiere intorno a Haworth: edifici simili alla tenuta degli Earnshaw esistevano nella zona, e la cultura rurale dello Yorkshire vittoriano, incluso il dialetto del personaggio di Joseph (la cui accuratezza fu studiata dal linguista K.M. Petyt nel 1970), è riprodotta con fedeltà documentaria.

Secondo Juliet Barker, la tenuta fittizia di Thrushcross Grange potrebbe essere ispirata a Shibden Hall, vicino ad Halifax, che Emily conobbe durante il periodo di insegnamento a Law Hill nel 1838. Lo stesso soggiorno a Law Hill le avrebbe fornito informazioni sulle storie locali di uomini che avevano fatto fortuna in modo oscuro e si erano vendicati dei nemici d’infanzia, motivo che diversi studiosi identificano come uno dei germi del personaggio di Heathcliff.

Cime tempestose: struttura narrativa e tecnica

La struttura narrativa di Cime tempestose è uno degli aspetti più originali del romanzo, tanto che all’uscita disorientò i critici più di qualsiasi altro elemento. Il romanzo utilizza una tecnica di narratori multipli a cornice che ricorda una serie di matrioske: il narratore esterno è Mr. Lockwood, un londinese che affitta Thrushcross Grange nel 1801 e viene a conoscere la storia attraverso i racconti della governante Nelly Dean, che a sua volta ricostruisce eventi di trent’anni precedenti. A loro volta, nella narrazione di Nelly sono inseriti il diario di Catherine Earnshaw, lettere di Isabella, sezioni narrate da Heathcliff e da un’altra domestica.

Il romanzo inizia in medias res, con eventi già al secondo ciclo generazionale, e ricostruisce il passato tramite flashback. La struttura diegetica è distribuita su tre generazioni: quella di Hindley ed Edgar Linton, quella centrale di Catherine ed Heathcliff, e quella degli eredi, Hareton e Cathy Linton. Questa distribuzione narrativa su un arco temporale di circa trent’anni (fine Settecento, inizi Ottocento) fu studiata e documenta nel 1926 dal giurista e critico letterario Charles Percy Sanger, che nella sua analisi della cronologia di Cime tempestose dimostrò la coerenza interna assoluta di date e stagioni nel romanzo, confutando l’immagine costruita da Charlotte di una sorella inconsapevole che non sapeva bene quello che stava facendo.

L’inaffidabilità dei narratori è un elemento strutturale deliberato. Nelly Dean è la narratrice principale, ma è una narratrice coinvolta emotivamente e con pregiudizi propri: la sua presentazione degli eventi è corretta ma non neutrale. Lockwood, il narratore esterno, è un osservatore inadeguato che non capisce i luoghi né le persone che descrive. Questa moltiplicazione prospettica produce un effetto di complessità morale che impedisce qualsiasi lettura univoca dei personaggi principali.

Heathcliff è il personaggio più discusso del romanzo: orfano di origini sconosciute (il romanzo non le rivela mai), portato a Wuthering Heights dall’anziano Earnshaw, amato da Catherine Earnshaw con un’intensità che lei stessa definisce non romantica ma ontologica (“Io sono Heathcliff”), è al tempo stesso vittima del sistema classista che lo emargina e carnefice feroce di quanti gli sono intorno nel corso della vendetta che costituisce la seconda parte della storia. Il romanzo non giustifica né condanna Heathcliff: lo presenta nella sua contraddizione irriducibile.

Catherine Earnshaw è una delle eroine più complesse della letteratura vittoriana, lontanissima dal modello femminile della donna passiva e rassegnata che dominava il romanzo del periodo. La sua scelta di sposare Edgar Linton pur amando Heathcliff è dettata da calcolo sociale, consapevolezza di classe e un’idea della propria identità che si rivela tragicamente scissa. La celebre affermazione del capitolo IX (“Io sono Heathcliff”) è stata letta come fusione mistica di due identità, come ossessione romantica e come dipendenza distruttiva: Simone de Beauvoir, nel Secondo sesso del 1949, la interpretò come emblema del miraggio romantico in cui la donna perde se stessa nell’identificazione con il maschio.

I due luoghi del romanzo, Wuthering Heights e Thrushcross Grange, funzionano come polarità simboliche: la prima è esposta, selvaggia, dominata da passioni primordiali, associata alle moors e a Heathcliff; la seconda è protetta, ordinata, associata ai Linton e alla civiltà dei codici sociali. Il movimento dei personaggi tra i due luoghi corrisponde al movimento tra ordine e caos, tra repressione e istinto, senza che il romanzo assegni un primato morale a nessuno dei due poli.

La pubblicazione di Cime tempestose e la ricezione critica coeva

Nell’estate del 1847, Cime tempestose di Emily e Agnes Grey di Anne erano state accettate per la pubblicazione congiunta dall’editore Thomas Cautley Newby, in tre volumi (i primi due occupati da Cime tempestose, il terzo da Agnes Grey). La pubblicazione fu ritardata in attesa del successo di Jane Eyre di Charlotte, uscita nell’ottobre 1847 sotto il nome di Currer Bell con enorme successo immediato. Cime tempestose e Agnes Grey uscirono nel dicembre 1847 sotto i nomi di Ellis Bell e Acton Bell rispettivamente.

La ricezione critica di Cime tempestose fu quasi unanimemente negativa o ambivalente. I recensori la trovarono “troppo selvaggia”, “brutale”, “degradante”, costruita su personaggi moralmente inaccettabili. La sua struttura narrativa insolita fu giudicata goffa. Alcuni critici sospettarono che fosse opera della stessa Currer Bell (Charlotte), ritenendo che la violenza della narrazione fosse il prodotto di un’autrice ancora acerba, disturbata dall’isolamento e dall’inesperienza del mondo. Solo Dante Gabriel Rossetti, il poeta e pittore preraffaellita, in una lettera del 1854, scrisse di averlo trovato il romanzo migliore che avesse letto in anni, pur definendolo con una formula rimasta famosa “un libro demoniaco”, un mostro incredibile in cui l’azione sembrava ambientata all’inferno con nomi inglesi.

Emily non manifestò pubblicamente alcuna reazione alle recensioni. Mantenne l’anonimato con assoluta determinazione: non rivelò la propria identità come autrice, non cercò contatti con editori o lettori, non partecipò al dibattito pubblico che si andava sviluppando attorno all’identità degli “autori Bell”. Anche quando Charlotte e Anne si recarono a Londra nel luglio 1848 per rivelare la propria identità all’editore George Smith, Emily rifiutò di accompagnarle e non autorizzò Charlotte a svelare il suo nome.

La morte di Branwell e l’ultimo anno di vita

Il settembre 1848 portò un colpo che distrusse quel che restava dell’equilibrio della famiglia. Branwell Brontë, l’unico fratello, morì il 24 settembre 1848, a trentun anni, dopo anni di dipendenza da alcol e oppio sviluppata in seguito a una serie di fallimenti professionali e sentimentali. Emily era sempre stata particolarmente vicina a Branwell, il fratello con cui aveva condiviso i giochi d’infanzia e le prime invenzioni narrative. La sua morte fu per lei devastante.

Poche settimane dopo il funerale di Branwell, Emily sviluppò i sintomi di quella che con ogni probabilità era la tubercolosi, la stessa malattia che aveva ucciso le sorelle Maria ed Elizabeth nel 1825. La sua risposta alla malattia divenne essa stessa parte del mito biografico: rifiutò ogni medicina, ogni visita medica, ogni aiuto nelle mansioni domestiche di cui continuava a occuparsi. Charlotte, nelle lettere all’amica Ellen Nussey, descriveva una sorella che continuava a fare il pane e a prendersi cura del cane Keeper anche quando le mancava il respiro per parlare, che negava la propria condizione con una tenacia che rasentava la sfida aperta alla realtà fisica.

Secondo alcune interpretazioni biografiche, questo comportamento era coerente con tutta la vita di Emily: un rifiuto di cedere al mondo esterno su qualsiasi terreno, compreso quello della malattia del corpo. Secondo altre, rifletteva una consapevolezza silenziosa dell’esito inevitabile e una scelta di morte dignitosa alle proprie condizioni. Solo la mattina del 19 dicembre 1848 Emily dichiarò di essere pronta a vedere un medico. Era troppo tardi. Morì alle due del pomeriggio dello stesso giorno, a trent’anni e cinque mesi.

Fu sepolta nella cappella di famiglia nella chiesa di St Michael and All Angels a Haworth, accanto alle sorelle Maria ed Elizabeth. Nei mesi successivi morirono Charlotte (1855) e Anne (1849), spazzando via nel giro di pochi anni l’intera generazione dei figli Brontë.

La seconda edizione di Cime tempestose (1850) e la mediazione di Charlotte

Dopo la morte di Emily, Charlotte curò una nuova edizione di Cime tempestose, pubblicata nel 1850, che includeva una prefazione e una nota biografica di Charlotte stessa, oltre a diciotto poesie di Emily. L’operazione editoriale aveva un duplice scopo: rivendicare la vera identità dell’autrice di fronte al pubblico (che ancora speculava sull’identità degli autori Bell) e offrire una chiave di lettura del romanzo.

La chiave proposta da Charlotte, però, fu quella di un’autrice ingenua, isolata, quasi inconsapevole della potenza di ciò che aveva scritto: una donna che aveva ricavato Heathcliff e i suoi eccessi dal contatto acritico con la rozzezza dello Yorkshire rurale, senza la mediazione di un’esperienza del mondo più ampia. Questa interpretazione fu accettata per decenni e ritardò il riconoscimento di Cime tempestose come opera di straordinaria consapevolezza tecnica. Solo l’analisi di Sanger del 1926 cominciò a smontarla sistematicamente, dimostrando che la complessità cronologica e strutturale del romanzo era il prodotto di una pianificazione rigorosa, non di un talento naturale incontrollato.

Charlotte apportò inoltre alcune modifiche al testo delle poesie di Emily incluse nella raccolta del 1850, intervenendo su punteggiatura e, in alcuni casi, su parole o versi. I manoscritti originali di Emily, quando accessibili, hanno mostrato che le modifiche erano a volte redazionali e normalizzanti rispetto alla libertà metrica della sorella.

Il percorso verso il riconoscimento critico

Fino alla fine del XIX secolo, Jane Eyre di Charlotte era considerata superiore a Cime tempestose nel canone delle sorelle Brontë. La svolta cominciò nel 1883 con la pubblicazione della prima biografia di Emily scritta da A. Mary F. Robinson, che spostò l’attenzione critica sull’opera di Emily e propose una lettura più attenta della sua personalità. Nel 1926, l’analisi strutturale di Sanger confermò la complessità tecnica del romanzo.

Negli anni Venti del Novecento, Virginia Woolf svolse un ruolo determinante nella riabilitazione e nell’elevazione di Emily Brontë al livello più alto del canone letterario inglese. Nel saggio Jane Eyre e Cime tempestose (1925), Woolf scrisse che Cime tempestose era un libro più difficile da comprendere di Jane Eyre perché Emily era una poetessa più grande di Charlotte. Descrisse la Brontë come un’autrice capace di liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti e di riempire con una tale intensità di vita personaggi che trascendono la realtà. Woolf visitò Haworth già nel 1904, in quello che era praticamente un pellegrinaggio letterario, e scrisse sull’esperienza il suo primo articolo pubblicato su un quotidiano, The Guardian.

Simone de Beauvoir, nel Secondo sesso (1949), incluse Emily Brontë tra il ristretto gruppo di scrittrici, insieme a Virginia Woolf e, occasionalmente, Mary Webb, Colette e Katherine Mansfield, che avevano tentato di avvicinarsi alla natura “nella sua libertà inumana”, riconoscendo in lei un’autrice che aveva attraversato i confini della soggettività femminile come definita dalla cultura del suo tempo.

Nel 1961 Sylvia Plath scrisse una poesia intitolata Wuthering Heights, usando le immagini delle brughiere come correlato della propria condizione di isolamento e di crisi. Margaret Atwood ha dichiarato in più occasioni che Cime tempestose fu il libro che cambiò la sua vita quando lo lesse al liceo. Anche Emily Dickinson, la poetessa di Amherst che operava negli stessi decenni di Brontë senza conoscerla di persona, la ammirava profondamente e scelse la poesia No Coward Soul Is Mine per la propria veglia funebre.

L’identità fisica di Emily Brontë: il problema iconografico

Quasi nessuna rappresentazione autentica di Emily Brontë è sopravvissuta. Il ritratto di gruppo dei fratelli Brontë dipinto da Branwell intorno al 1833-1834 è la fonte iconografica principale: Emily vi appare di profilo, con tratti regolari e un’espressione chiusa. Branwell si era in seguito dipinto sopra se stesso, lasciando un’immagine che mostra uno spazio quasi fantasmatico al posto del fratello. Una copia del profilo di Emily, isolato dal dipinto di gruppo, è la riproduzione più diffusa.

Il cosiddetto “Getty Portrait”, un dipinto che ritrarrebbe Emily da adulta, è oggetto di controversia: la sua autenticità è ampiamente messa in dubbio dagli studiosi. Questo vuoto iconografico si è rivelato paradossalmente funzionale alla costruzione del mito: Emily Brontë è rimasta un’autrice senza volto definito, identificata quasi esclusivamente con le brughiere e con Cime tempestose, il che ha alimentato per generazioni successive la proiezione su di lei di qualità quasi soprannaturali.

Il museo Brontë e la conservazione del patrimonio

La canonica di Haworth è oggi il Brontë Parsonage Museum, gestito dalla Brontë Society, fondata nel 1893, una delle più antiche società letterarie ancora attive in Gran Bretagna. Il museo conserva manoscritti, prime edizioni, oggetti personali, mobili e arredi originali delle sorelle e della famiglia. Vi si trovano i microscopici quaderni degli anni dell’infanzia, le lettere di Charlotte, le scarpe di Emily, il pianoforte su cui suonava.

La casa natale di Thornton, dove nacquero Charlotte, Branwell, Emily e Anne, è stata acquisita da una società no profit con l’obiettivo di restaurarla e trasformarla in uno spazio educativo e culturale: i lavori di restauro erano in corso al 2024. Lungo il percorso tra Thornton e Haworth, un progetto accademico dell’Università di Huddersfield e del Bradford Literature Festival ha collocato quattro pietre incise con poesie commissionate appositamente, a segnare le tappe tra i due luoghi fondativi della famiglia.

Il nome di Emily Brontë continua a generare produzione culturale di ogni tipo: adattamenti cinematografici di Cime tempestose si contano a decine, la più nota delle canzoni ispirate al romanzo è Wuthering Heights di Kate Bush (1978), il singolo di debutto della cantante, che rimane uno dei pezzi più iconici della musica pop britannica. Nel 2022, l’attrice franco-britannica Emma Mackey ha interpretato una versione fittizia di Emily Brontë nell’omonimo film biografico che reimmaginava gli anni precedenti la scrittura del romanzo. Nel 2026 è prevista una nuova trasposizione cinematografica del romanzo con Margot Robbie e Jacob Elordi.

L’eredità letteraria: cosa rende Cime tempestose un’opera senza precedenti

La critica letteraria del Novecento ha identificato diversi elementi che rendono Cime tempestose un romanzo strutturalmente anomalo rispetto alla produzione vittoriana coeva. Il primo è la totale assenza di un narratore morale affidabile: a differenza della tradizione del romanzo inglese da Fielding a Dickens, Emily Brontë non offre al lettore un punto di riferimento etico stabile. Nelly Dean giudica continuamente i personaggi, ma i suoi giudizi sono sistematicamente messi in discussione dai fatti che lei stessa narra. Lockwood è troppo ottuso per capire quello che vede.

Il secondo elemento è la redenzione incompleta: la storia si chiude con un equilibrio raggiunto dalla generazione dei figli (Hareton e Cathy Linton), ma non con una catarsi morale. Heathcliff muore di fame volontaria, in uno stato allucinatorio che sembra avvicinamento mistico alla presenza fantasmatica di Catherine piuttosto che pentimento. Il romanzo non punisce il male né premia il bene in modo schematico.

Il terzo elemento è il trattamento della passione come forza ontologica, superiore alle categorie morali ordinarie. La relazione tra Catherine ed Heathcliff non è descrivibile come amore romantico nel senso sentimentale del termine: è una coestensione di identità, una forza che sopravvive alla morte di entrambi (il romanzo si chiude con la voce della gente del paese che dice di aver visto i loro fantasmi sulle moors), e che l’autrice non piega a nessuna risoluzione consolatoria.

Questi caratteri, che ai critici del 1847 sembravano difetti di costruzione o prove di inesperienza, sono diventati nel Novecento i titoli di merito principali del romanzo. Frank Kermode, nel saggio dedicatogli nella raccolta The Classic (1975), ha scritto che Cime tempestose è un classico precisamente perché è aperto a metodi critici diversi e si presta a interpretazioni su piani molteplici senza esaurirsi in nessuno di essi.

Emily Brontë scrisse un unico romanzo, morì a trent’anni, non lasciò epistolario di rilievo, non cercò mai il riconoscimento pubblico, mantenne il proprio anonimato fino alla fine. Eppure, a distanza di quasi due secoli, Cime tempestose continua a essere letto, studiato, adattato e discusso in ogni parte del mondo, tradotto in decine di lingue, oggetto di dissertazioni accademiche e di letture pop, di trasposizioni teatrali, operistiche e cinematografiche. La misura di quella distanza, tra la vita appartata nella canonica di Haworth e la portata universale dell’opera, rimane uno degli enigmi più affascinanti della storia letteraria moderna.

Carolina Valdinosi

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